Categoria: Iscrizioni latine

Latino per tutti

Il 18 Maggio 1779 Karl von Zinzendorf trascrive nel suo diario il testo dell’iscrizione, che in seguito verrà leggermente modificato.

Ecco il testo come è scolpito sulla stele:

VIA ANTEA NOVA

NUNC AUSPICATO NOMINE

ZINZENDORFIA

AUCTORE

CAROLO COMITE A ZINZENDORF

ORDINIS TEUTONICI COMMENDATARIO

AULAE CAESAREAE CONSILIARIO INTIMO

TERGESTIS PRAEFECTO

MUNITA AC LATIUS SUBSTRUCTA

ASCENSU AD ITER GERMANIAE PATEFACTO

DESCENSU AD FORUM JULII INSTAURATO

QUA ADITUS UTRINQUE EXPEDITIOR

COMMERCIISQUE COMMODIOR

TERGESTINI

M.P.

A.MDCCLXXX

IOSEPHO II MARIA THERESIA AUGG.

IMPERANTIBUS

 

…e la traduzione in italiano:

La strada, prima chiamata Nuova

ed ora Zinzendorfia,

dopo aver tratto gli auspici,

fu, sotto l’autorità del conte Carlo Zinzendorf,

commendatario dell’Ordine Teutonico,

consigliere di corte e governatore di Trieste,

resa più ampia e consolidata.

Fu aperta la salita verso la Germania, instaurata la discesa verso il Friuli.

Per mezzo della Zinzendorfia, ora, l’accesso a tutte due le parti è più veloce e più comodo per i commerci.

I triestini posero  questo monumento

nell’anno 1780

durante il regno di Giuseppe II e Maria Teresa.

Il mio ex libris

 

Fari quae sentiat

Queste tre brevi parole sono ricche di significato.

In una lettera all’amico Albio Tibullo, Orazio lo invita a seguire la dottrina epicurea, a vivere ogni momento come se fosse l’ultimo e a godere il più possibile dei piaceri che la natura gli ha offerto: la saggezza, la ricchezza e la bellezza.

E proprio da questa lettera, dalla frase “Qui sapere et fari possit quae sentiat”, scelsi per il mio ex libris tre parole che esprimono un bellissimo augurio.

“Cosa potrebbe augurare di più un’affettuosa nutrice al suo piccolo, che possa conoscere, che possa esprimere ciò che pensa e a cui tocchino amicizia, buona reputazione, salute in abbondanza e una vita decorosa senza che gli manchino i soldi?”.

A completare il mio ex libris, come da tradizione, sopra il motto latino c’è lo stemma in ovale con corona comitale e le iniziali C(arl) G(raf) U(nd) H(err) V(on) Z(inzendorf) U(nd) P(ottendorf).

 

Gli evangelici a Trieste e la targa di ringraziamento

Nel 1775 Giuseppe Il giunge in visita a Trieste ed i luterani gli presentano la richiesta di poter edificare una chiesa ove celebrare liberamente e pubblicamente il proprio culto.

Io, Karl von Zinzendorf, governatore di Trieste, il 21 febbraio 1778, comunico loro il rescritto imperiale, che così recita:

“Deve essere invero graziosissimamente permesso agli evangelici di confessione augustana presenti a Trieste, di poter tenere le loro riunioni per l’esercizio delle loro funzioni religiose in una casa privata, dove però deve essere evitato ogni rumore »

Nel febbraio del 1782, proprio alla fine del mio incarico di governatore di Trieste, la Comunità Evangelica Luterana potè tenere il primo culto pubblico, celebrare il primo battesimo e iniziare a tenere registri anagrafici con effetti civili.

La targa che esprime la gratitudine dei fedeli nei miei confronti fu apposta in quella che oggi è la Chiesa del Rosario, acquistata dalla comunità nel 1786.

In seguito, quando i luterani di Trieste riuscirono a costruire la loro chiesa, anche la targa in mio ricordo fu trasferita e si trova oggi nella canonica di largo Panfili (già Piazza Evangelica, già piazza Carradori).

 

Di Tiesse - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3682375
La chiesa luterana di Trieste

 

Testo latino della targa con le integrazioni:

Carolo Com.[iti] de Zinzendorf, Terg.[estis] olim summo Praef.[ecto], coetus sui fautori primo ac beneficent.[i], ob innum.[erabilia] merita V.[otum] S.[olverunt] M.[erito], gratia A.[ugustanae] C.[on- fessionis] CristianiTerg.[estini]. MDCCLXXXVI.

Traduzione:

“A Carlo, conte di Zinzendorf, già governatore di Trieste, primo protettore e benefattore per incommensurabili meriti, i cristiani di confessione augustana hanno sciolto il voto di gratitudine nell’anno 1786”

La cisterna, Zinzendorf e l’acqua per Opicina

Rifornirsi d’acqua è sempre stato difficile nel passato, in Carso ancora di più. Nonostante i fiumi sotterranei la terra è arida, pietrosa, povera da coltivare, dura per gli abitanti e per gli animali.
Lo sapeva bene il conte Zinzendorf che, facendo costruire la strada per Vienna, percorreva a cavallo questi luoghi polverosi, ispezionava i luoghi, si confrontava con la popolazione. Proprio mentre si costruiva la Zinzendorfia e mentre già immaginava il monumento da porre all’incrocio fra la strada di Vienna e quella per l’Italia, capì che c’era da realizzare un altro monumento forse ancora più importante: una provvista d’acqua per la grande stazione di posta nel centro di Opicina e per gli abitanti, una cisterna che raccogliesse – filtrandola – l’acqua piovana.
All’imbocco di questa cisterna fece collocare nel 1779 una vera in marmo del Carso con l’iscrizione: “Agli oppressi per la scarsità d’acqua soccorse il governatore Carlo conte di Zinzendorf 1779” (“AqVae InopIa oppressIs sVbVenit / GVbernator CaroLVs CoMes / a ZInzenDorf”, dove le lettere maiuscole servono a comporre la data che risulta essere MDCCLVVVVVIIII).
Prima dimenticata, poi salvata dalla demolizione, quindi esiliata come proprietà privata in un fondo a Gabrovizza, oggi questa vera giace nell’Orto Lapidario e attende di tornare a Opicina come la Stele, due tra i pochi monumenti a ricordare quanto si fece allora!